COMUNICATO STAMPA

MIKI TALLONE
[come si sta laggiù]?

installazione

5 18 giugno 2oo4
Officinaarte -
Via Cantonale 57 CH Magliaso (Lugano)

invito all’inaugurazione sabato 5 giugno ore 16.oo
sa - do 15.oo — 18.oo
me 2o.oo — 22.oo

x appuntamento
0041 91 606 46 02 — 0041 79 277 79 00

[come si sta laggiù]?
installazione — miki tallone
contributi :
— suono franco guntri
— “frames” tratti dalla video documentazione di claudio tap tettamanti
— testo di cristina castrillo


[come si sta laggiù]? miki tallone 2004 - fotografia thomas banfi

— [come si sta laggiù]? ovvero dove il segno prende corpo.

Il codice adottato da Miki Tallone per trovare-farci trovare una posizione di fronte all’opera è puerile e disarmante. “Come si sta laggiù”? è una domanda sincera che l’artista rivolge all’opera, o alla parte rifrangente di essa; ma chi deve risponderle? Arriverà mai una risposta?
Quel ”laggiù“ ci indica dove guardare, o allora invece da che posizione, ha osservato quegli enigmatici segni, quei frammenti di linguaggio riaffiorati?
Ma da dove ci parla? Si tratta forse di un lassù? Oppure la voce ci accompagna come un'eco nel vuoto di cui anche noi facciamo parte? Forse si tratta solo di un gioco, instaurato quale naturale rapporto tra l’artista, ciò che non ha immagine e il pubblico.
Il vuoto è anch’esso una componente importante nel linguaggio della Tallone, un vuoto da colmare, da percorrere in libertà; un vuoto che ci coglie impreparati e che ci prepara ad accogliere. In questo nudo, ma tenue scenario a cui l’artista sembra aver quasi del tutto sottratto i segni, Miki, ci propone di giocare, di espirare, di portare infine tutti noi stessi. Così succede anche con le forme che allo stesso vuoto sono sovrapposte e non contrapposte, come verrebbe spontaneo credere. Fogli di carta e pacate manifestazioni cromatiche cercano di riaffiorare, di rimaterializzare un’immagine a noi
sconosciuta; forse un immagine, da qualche parte, assai famigliare. È l’immagine della memoria, la memoria prima del sentimento.
Sono quindi esternazioni di un‘intimità che bisogna saper cogliere, di una sensibilità a fior di pelle che è più nuda di ogni vuoto. Sono stralci di memoria che necessitano di suoni silenziosi, di un’accoglienza acquatica, una fase di dolce incubazione.
Credo si possa dire che fisicamente il corpo si materializza nel gesto a tutta scena che l’installazione vuole materializzare. È un corpo presente quindi, aperto oltre se stesso e che offre accoglienza. Tutto avviene per mezzo di un gesto rivolto in dietro, verso le memorie e che sta a noi ricomporre. Laddove il pubblico è incapace di seguire l’articolato percorso e il gesto, eseguito per noi, prima di noi, da Miki; interviene quindi il meccanismo inconscio, quello che ci vede obbligati a chiudere ellitticamente il nostro percorso, ritrovando così le immagini, le memorie, senza consapevolezza, ma gioco del significato.

Quale laggiù sta evocando l’artista visto che laggiù non si vede niente? Ma come ...non vedi niente laggiù? … il famoso verso amletico riemerge, per caso; sarà un segno!

noah stolz

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