comunicato stampa

MARCO MUCHA Morbio Inferiore

Atei amori installazione con incisioni e pittura

5 febbraio - 6 marzo 2005

Officinaarte da sabato 5 febbraio a domenica 6 marzo 2005
orari: sabato e domenica 14.00 - 17.00
mercoledì 20.00 - 22.00 o su appuntamento

Nato a Roma il 14 aprile del 1954, Marco Mucha ha compiuto gli studi nella propria città natale, diplomandosi all'Accademia di Belle Arti di via Ripetta, a Decorazione, nel 1980. Al corso di Incisione della stessa Accademia è allievo di Guido Strazza, con il quale si instaura pressoché subito una feconda intesa culturale e umana, che dura a tutt'oggi.
Tra il 1980 e il 1984, anno del trasferimento in Svizzera, frequenta il corso di Incisione della Calcografia Nazionale, tenuto da Luca Patella; collabora con la Galleria Nazionale d'Arte Moderna per l'allestimento di laboratori didattici e l'ideazione di strutture estemporanee a scopo espositivo, e avvia altresì la propria attività espositiva.
Dall'87 al '94 tiene corsi serali di Incisione e Storia dell'Arte. Inizia la collaborazione con la Ascona Presse, per Josef Weiss Edizioni d'Arte, da cui appaiono due cartelle e tre volumi a tiratura limitata, firmati e numerati, il libro d'arte L'uomo e la bambina curato con Alberto Nessi. La sua attività spazia da seminari di incisione ad Associazioni culturali, alla pubblicistica, all'organizzazione di mostre, alle costanti collaborazioni con scrittori e innumerevoli altri artisti. Nel 2004 dà alle stampe il volume Briciole, raccolta di brevi novelle per Bocca editori. Incessante l'attività calcografica e espositiva in tutto il mondo dal MOMA di New York con “ I proverbi di Salomone, otto incisioni nell'ambito della grande mostra sul libro italiano d'arte del xx sec. organizzata da Ralf Jentsch, a Lipsia Firenze Roma Milano Parigi e naturalmente in Svizzera .La prima personale è del 1982, Galleria Centro Di Sarro, Roma, l'ultima a Bellinzona, Spazio Pangeart Maestri e allievi con Guido Strazza e E. Diamante nel 2004.

Così si esprime l'artista riflettendo sull' allestimento particolare pensato per Officinaarte:
… siccome noi uomini siamo niente e non qualcosa - chiedetelo ai fisici- io amo il niente e ciò che gli somiglia: le nuvole gli spiriti i fantasmi. Amo delle rovine antiche quello che non si vede, quel resto vago, epico, etereo della vita che brulicava dentro, fra le arcate sgretolate e le grandi pietre esauste, e che dal suo fragore d'arme e di legni non suona se non come l'arte della fuga della memoria. Mi piace ricordarmi l'impossibile, ciò che non è mai accaduto e che risuona appunto, invece, dalle trombe remote della storia e dei relitti che le sciabordano dietro. Amo le navate naufragate nel corto circuito del tempo, i vascelli della memoria con le loro stive gremite d'ossa mitiche e di ceneri trascendentali.
Oh atei amori del canto e del disincanto, onde di figure infrante dalle onde, icone di dèi caduti e apostati, come rovine imperiali che non possono vantarsi delle loro precipitanti e lese maestà….

…..ho sempre amato il disegno. Non voglio, e non è il caso, opinare che c'entri o no qualcosa con l'arte, disegnare è semplicemente sempre stato per me qualcosa di prossimo, di consentaneo agli affetti. Qualcosa su cui costruire, se davvero si può, il bene della vita. Fare segni, campire superfici piane e candide, d'ombre, di geroglifici oscuri: generare, nero su bianco, il proprio alfabeto e codificarci il proprio Logos unico e irripeti- bile. Che importa, cosa può mai voler dire essere o no in linea con la tendenza, essere up on date o non esserlo, quando essere in qualche modo per te implica la successione di una traccia, di un segno? Fare segni non è fare soldi, non ha a che vedere necessariamente con spinte di natura storica o sociale, non si colloca, non prende partito. Il segno è l'atto d'amore dell'autocoscienza, è il discernimento che attua chiarezza di intenti generando significati, concreati dal gesto e dalla memoria.
Pura umanità e puro linguaggio.
E' tutto.

Marco Mucha


Reims – 2001 - tecnica mista su tavola - cm.60/80

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