COMUNICATO STAMPA

AGLAIA HARITZ E RETO ALBERTALLI


Terra Santa


Inaugurazione sabato 9 ottobre 2010, ore 16.00


Officinaarte 

dal 9 al 31 ottobre 2010

nell’ambito del ciclo espositivo

“L'absence ne manque de rien, car la mémoire est présence
(Gianfredo Camesi)

orari: sabato e domenica 14.00 - 17.00
mercoledì 19.00 - 21.00 o su appuntamento


Aglaia Haritz disegna con la macchina per cucire tessendo fili di relazioni umane, oltre i limiti del rettangolo fotografico e lo sguardo d'autore di Reto Albertalli.
Un’intensa ricerca a due, fatta di contrasti, stimoli e viaggi, gli ultimi dei quali hanno portati i due artisti nei territori occupati palestinesi: luoghi di conflitti, ingiustizie e storie di vite che resistono.Occasione per il fotografo di continuare a cercare con gli occhi, anche qui, le tracce indelebili e le cicatrici che permangono oltre l'attenzione dei media, nelle terre, nei luoghi e nella gente. Aglaia lavora invece in una forma di critica al mezzo mediatico meccanico e maschile, che fornisce informazione effimera, prolungandolo in linguaggio femminile e tecnica riflessiva.Si alternano così drammatizzazione e speranza, alla ricerca di quel luogo che permetta un'umana comprensione dell'altro.
Nel 2008 Aglaia haritz e Reto Albertalli sono stati a Hebron e Jayyous, in Palestina, con l’associazione PWS (Peace Watch Switzerland). Nel 2010 Reto ha soggiornato due mesi e mezzo a Jenin, in Palestina, al Refugee Camp e al Freedom Theater ad insegnare, non remunerato, fotografia, mentre Aglaia lo ha raggiunto per l’ultimo periodo del soggiorno.

All’esposizione a Officinaarte sono esposti dei ritratti di ex combattenti,-i vivi sono in bianco e nero-, scattati con Hasselblad, stampa analogica su carta baritata allo scopo di trasmettere intimità e preziosità di ogni singolo individuo.
In contrapposizione a queste immagini profonde, i morti sono presentati su poster a colori luminosi incollati direttamente sul muro. Le immagini dei martiri sono rovinate dal tempo, dall’intervento della gente e dalle intemperie.
Emana anche una certa luce, l’installazione “Madonne Palestinesi”. Le celeberrime Madonne della storia dell’arte, sono presentate in fotocopia b/n, come icone su sfondo oro, dove si staglia il rosso del kefiah, forte simbolo palestinese: un desiderio di riscrivere la storia in modo più chiaro per il fatto che la Madonna era palestinese, era una donna e non era vergine.
Il forte desiderio di dare importanza alla donna, alla femminilità così oppressa, nascosta e castrata in pubblico, si può leggere nell’installazione “Abaja” il soprabito nero che, secondo il corano, tutte le donne musulmane dovrebbero indossare in pubblico, per nascondere il desiderio che provoca la presenza del loro corpo femminile. La donna nei paesi arabi è una potenzialità nascosta e sottomessa. Da bozzolo, come è ora, la donna potrebbe liberarsi, aprirsi, mostrarsi e diventare una splendida farfalla, dove femminilità e comprensione sono la speranza del futuro, in contrapposizione a guerra e violenza a cui siamo abituati per risolvere i conflitti.
Si incontrano due mondi nei grandi tessuti cuciti, dove le splendide fotografie presentano una realtà immortalata da un occhio sensibile, che viene prolungata oltre ai bordi della fotografia in un mondo fatto di stoffe, colori, fili e cucito.
Un assemblaggio di suoni ripresi in differenti posti in Palestina cuce tutti i lavori presentati, ricamando un’atmosfera poetica, forte e seria.


Per informazioni e richiesta di materiali
Flavia Zanetti, Officinaarte via Cantonale 57, CH-6983 Magliaso (Lugano)
tel. +41 (0) 91 6064602, cell. +41 (0) 79 2346311
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