COMUNICATO STAMPA

CLAUDE GIGON    panta rhei (panta rei)

24 marzo - 22 aprile 2007

vernice      24 marzo 2007 dalle ore 16

gigon 1 gigon 2 gigon 3 gigon 4

“Un quadro è una finestra che si apre sull’anima.”

(Philippe Robert, Journal de peintre, 1923)

Eruzione e forma

Claude Gigon ha diverse vite. Tutte queste convergono verso la pittura. La sua pittura è in costante evoluzione. Ma qual’è il punto verso la quale converge?

Nel solaio della casetta a schiera dove vive con la sua famiglia c’è uno dei suoi primi atelier. Le finestre sono piccole; assomiglia a una spaziosa caverna. I grandi paesaggi che qui sono stati creati e adesso stanno ammucchiati fanno un effetto primitivo e insondabile: mondi in movimento, dipinti in un universo interiore, scaturiti da un mondo interiore e parlanti al mondo interiore, aperti verso ampie profondità e, fuori da queste profondità, riposanti di nuovo in sè stessi. Paesaggi dell’anima? Paesaggi che Claude Gigon ha visti: nei boschi e nelle gole, nei pascoli e sulle alture del Giura. Ma quello che di questi paesaggi appare sulla tela si è trasformato in un lungo processo. Per questi dipinti vale ciò che ha scritto Ernst Ludwig Kirchner nel suo diario: C’è “una sola arte e questa scaturisce dall’esperienza della natura”; il suo lavoro consiste però “nella rielaborazione di un’immagine interiore con forme astratte,” nella concentrazione “dell’esperienza di quanto visto interiormente”.

E’ il mondo esteriore interiorizzato che Claude Gigon proietta nel quadro – lo proietta nel più vero senso della parola. I suoi quadri li porta per molto tempo in sè stesso, dapprima spesso inconsciamente. A poco a poco si manifestano, si scoprono nell’ opera recente elementi nascosti in uno stato embrionale nelle opere precedenti, e finalmente i nuovi temi erompono alla luce, come qualcosa che è stato ritenuto con una pressione troppo grande. Nel breve tempo di una giornata e forse ancora di una prossima eccoli qui, a più livelli, enigmatici e non più modificabili. Anche questo è stato descritto da Kirchner: “L’opera nasce nell’impulso, nell’estasi, ed anche se l’impressione è rimasta latente a lungo nell’artista la sua riproduzine è tuttavia veloce e improvvisa”.

Sin dall’anno 2000 Claude Gigon lavora in un negozio in disuso a Correndlin. In questo atelier chiaro e neutro il suo modo di lavorare è rimasto lo stesso. Come prima dipinge impressioni che ha trasformato interiormente. I suoi quadri degli ultimi anni testimoniano però un processo evolutivo che ricorda la formazione dell’uomo oppure una storia cosmologica.

Per i paesaggi si potrebbe pensare alla creazione del mondo, il caos che si organizza, nel quale la terra comincia ad emergere dall’acqua. Seguono poi rotonde cellule primitive della vita che sembrano congiungersi e dividersi. Da esse si sviluppano esseri fiabeschi. guerrieri e animali, e poi improvvisamente appaiono quelle teste calve con un ampia fronte e con gli occhi chiusi che, completamente rivolte su se stesse, sono come un embrione nell’utero materno. Da esse crescono nuovamente dei ritratti: individui caratteristici e riconoscibili. Cosa ne seguirà dopo?

Il processo andrà avanti. L’interpretazione cosmologica è solo una delle tante possibili, e non è nemmeno mirata da Claude Gigon. Egli, così dice, da forma a ciò che lo travaglia. E ciò che in breve tempo si forma è il risultato di una ricerca ventennale. Cos’è la cosa che lo travaglia e con la quale si è confrontato per vent’anni, egli non lo sa dire – lo dicono i quadri col loro modo plurinterpretativo. I guerrieri hanno forse qualcosa a che fare con la violenza con la quale egli fu confrontato da bambino? Oppure nelle mute teste embrionali emerge forse il ricordo del bimbo nato morto del suo primo matrimonio in California? I variopinti esseri fiabeschi sono forse il frutto della fantasia e del mondo ludico dei suoi due figlioletti? Solo dell’essere femminile che nella sala pranzo apre spalancate le braccia confida che si tratta di sua moglie.

Se Claude Gigon dice qualcosa dei suoi quadri, questo concerne il processo pittorico. Anche in questo campo ha percorso una lunga strada. Il caos ha ricevuto dei contorni, in seguito i contorni hanno cominciato a diventare più morbidi. Gli oscuri colori pieni sono dapprima violenti e variopinti, poi sono diventati chiari e trasparenti per poi fissarsi di nuovo nei ritratti in definitive sfumature blu o verdi di grigio. Come si confronta con temi primordiali, così Claude Gigon si confronta con i problemi elementari della pittura e a questo scopo predilige utilizzare l’elementare colore all’olio.

Claude Gigon ha percorso la sua strada da solo – senza maestri e senza modelli. Il suo è stato un percorso molto ampio. Da panettiere e pasticciere in Porrentruy a confettiere in rinomate confetterie svizzere. Da globetrotter a socio nel fondare a San Francisco una confetteria italiana di successo. Quando non riuscì più a sopportare di continuare a spruzzare le decorazioni sempre uguali su torte e pralinés allora incominciò a dipingere. Finchè dipinse piacevoli fiori vendeva bene. Quando incominciò a trovare il suo stile personale il successo commerciale finì. Nel 1993 ritornò in Svizzera e lavorò un’altro anno come pittore a Parigi con una borsa di studio del Canton Giura per stabilirsi in seguito a Delémont.

E’ sposato dal 1996 e suddivide la sua attività lavorativa come pittore, scultore e topografo in progetti paleontologici nel Giura. Dal 1991 ha esposto le sue opere in 9 mostre personali e in 10 collettive. Nel 1999 con una monumentale scultura in pietra ha vinto il primo premio per la realizzazione artistica del parco del centro per la formazione professionale di Delémont. Malgrado ciò tutto è rimasto stranamente silenzioso attorno a lui. Forse lavora troppo nell’atelier e troppo poco alla sua notorietà? Forse la sua pittura è troppo in movimento per potersi affermare su una scena che si attiene volentieri a etichette e a mode? E’ da sperare che la presente pubblicazione aiuti a riconoscere che l’incessante evoluzione nella pittura di Claude Gigon è espressione di un processo con una sua logica interiore che porta alla rappresentazione delle primitive cose della vita.

Hanspeter Gschwend, traduzione Antonio Tognola

L’artista è nato nel 1960 a Porrentruy, Canton Giura. Il suo avvicinamento all’arte è iniziato come pasticciere e confettiere in rinomate sedi svizzere fino a fondare negli anni ‘80 una confetteria a S. Francisco (USA). La pittura è scaturita naturalmente a complemento della sua attività di raffinato decoratore di opere dolciarie.
Nel 1999 soggiorna un anno a Parigi titolare una borsa di studio ottenuta nel suo cantone . Al rientro  si stabilisce a Delémont dove dipinge scolpisce e si occupa di topografia di siti archeologici .
La prima personale, a S. Francisco, ha luogo nel 1991, la più recente nel 2005 all’Espace d’Art l’Arsenal di Delémont presentando al pubblico i suoi tipici  Guerriers.  In ottobre 2000 ha inalzato la scultura monumentale Dialogue davanti al Centro professionale della sua città avendo vinto il primo premio del concorso indetto dal canton Giura.

La sua è una pittura solitaria schiva fiera che non si rifà che a sé medesima. Panta rhei (Panta rei) –dal greco- tradotto come tutto scorre, il celebre aforisma attribuito al filosofo Eraclito che descrive la realtà come un flusso in continua trasformazione, dà  il titolo all’esposizione/installazione di opere pittoriche negli spazi di Officinaarte a Magliaso/Ticino.

www.claudegigon.ch

Officinaarte da sabato 24 marzo a domenica 22 aprile 2007
Via Cantonale 57, CH-6983 Magliaso-Lugano

orari sabato e domenica 14.00 –17.00
mercoledi 19.00 – 21.00, o su appuntamento (0041)91 606 46 02

Via Cantonale 57 CH-6983 Magliaso (Lugano)
tel. e fax +41(091)6064602 cell.+41(0)792346311 www.officina-arte.ch, e-mail:info@officina-arte.ch