1.9 - 29.9.2013

Benno Meuwly  e  Felix Hug

 
Lo Studiolo


dal 1 al 29 settembre 2013

inaugurazione sabato 31 agosto 2013 dalle ore 16.00

con presentazione di Daria Caverzasio Hug

La mostra che state per visitare riunisce sotto un unico titolo il lavoro di due artisti che operano in modo indipendente uno dall’altro ma che, nel corso di una amicizia nata da particolari coincidenze dei loro percorsi di vita, hanno scoperto affinità anche nel loro progetto creativo.
Entrambi di origine svizzero-tedesca (Benno Meuwly è nato a Friburgo nel 1964 e Felix Hug a Lucerna nel 1954) si sono formati ambedue nell’ambiente della Kunstgewerbeschule di Berna e si sono stabiliti in Ticino alla fine degli anni Ottanta.

Entrambi hanno sviluppato il proprio discorso artistico a partire da una formazione e da una pratica artigianale, mai rinnegata, che dà loro non solo i mezzi per vivere. Meuwly è titolare con un socio di una ditta che concepisce ed esegue decorazioni su parete, con ricerche coloristiche nello spazio architettonico, per diversi studi di progettazione (Kunst am Bau). Hug, dopo aver lavorato alla creazione di prototipi nell’ambito del design ceramico internazionale, è attualmente tecnico ceramico in una impresa sociale per persone portatrici di handicap.
Entrambi hanno deciso di condividere con le loro compagne la cura dei figli, accettando la conseguente riduzione del tempo dedicato al lavoro artistico e hanno cercato di fare di questa scelta un’occasione di riflessione sulla nozione di creatività in modo ampio e non schematico.
Mi è sembrata pertinente per questa mostra l’idea di ricondurre il lavoro di entrambi al concetto dello Studiolo, il Gabinetto delle Meraviglie caro alla cultura rinascimentale.

Lo Studiolo rinascimentale, benché con declinazioni diverse a seconda della personalità di chi lo allestisce, raccoglie in un unico spazio tre categorie di oggetti: i naturalia, cioè elementi del mondo naturale - animale,vegetale e minerale- , gli artificialia, cioè opere d’arte – pittura, scultura, ma anche raffinate produzione di oreficeria, di arte vetraria e ceramica - , e i scientifica, oggetti che oggi diremmo tecnologici, come il cannocchiale, l’astrolabio, la sfera armillare, gli orologi e gli automi.
Nell’arco di un periodo che va dal tardo Medioevo alla seconda metà del ‘700 il collezionismo degli Studioli passa dall’interesse per il monstrum, cioè il meraviglioso come eccentrico, abnorme, raro e perfino favolistica, a uno sguardo di maggior aderenza alla realtà e la raccolta di reperti viene ad essere un sostegno alla ricerca sul mondo oggettivo circostante. Il Gabinetto delle Meraviglie diventa luogo di raccolta e osservazione, catalogazione e sperimentazione intorno alle diverse manifestazioni del mondo naturale, culla della nascente mentalità scientifica. “Meraviglia” è ora, secondo la definizione di Bacone, il punto intermedio fra ignoranza e conoscenza. “Meraviglia” definisce quindi il momento della scoperta.

Lo Studiolo  creato da Meuwly e Hug si compone di sole artificialia, di opere d’arte che si fingono però anche naturalia e scientifica, e si presentano, almeno a un primo colpo d’occhio, con le caratteristiche dell’oggettistica tipica degli studioli scientifici cinquecenteschi.
Vi sono preparati in vaso e tavole pseudoentomologiche, visionatori binoculari di enormi dimensioni e classificazioni di strani escrementi di animali, congegni delicati di prova di equilibrio e orologi che indicano solo il presente, stoviglie filosofiche e  metronomi che segnano il tempo che impiegherà a sgretolarsi un muro al quale sono aggrappate come cavallette centinaia di mollette da bucato, riprese fotografiche di sculture che non esistono diligentemente etichettate con ora, latitudine e longitudine del luogo di esecuzione e una macchina che comprime in una sola evanescenza il corso di un intero anno.
In questo studiolo, “meravigliosa” è la possibilità di creazione che trasfigura la realtà nel corso del processo inventivo e apre nuovi orizzonti di pensiero. “Meraviglia” non per  l’oggetto creato ma per la scintilla creativa stessa.
I temi di Meuwly sono tempo, spazio e immaginazione, quelli di Hug linguaggio, realtà e rappresentazione. Ma per entrambi centrale è la domanda: perché creare?
Se, come dice Meuwly, solo il momento in cui l’equilibrio cessa e la struttura implode è il momento in cui l’opera è veramente riuscita?
Se, come sperimenta Hug, la domanda se il creare sia opera divina o umana non ha altra risposta che il rispecchiarsi della realtà circostante?
Perché creare, potrebbe voler dire Meuwly, è il gioco senza fine, l’unico infinito che  l’uomo sperimenta entro i suoi limiti.
Perché creare?, potrebbe voler  dire Hug parafrasando Cage, è una bellissima domanda, mi  spiacerebbe guastarla con una risposta.

In questo spazio dal suggestivo nome di Officina i due artisti riescono a suscitare la sensazione che qualsiasi processo creativo, qualsiasi arte intesa anche come mestiere, se toccata da una genialità inventiva leggera, ludica ma non superficiale, può aprire spazi mentali illimitati.



Magliaso, 31 agosto 2013                                                      Daria Caverzasio Hug
Comunicato stampa
Benno Meuwly  e  Felix Hug - Lo studiolo pdf

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