23.2 - 17.3.2013


Daniel Kemeny


Standby, usa e getta all'infinito

dal 23 febbraio al 17 marzo 2013
Daniel Kemeny ha studiato scultura presso la Kunsthochschule Berlin Weissensee.
La sua ricerca e attività artistica lo porta da anni ad un continuo spostamento fra il nord e il sud dell'Europa,
mantenendo pero' come epicentro Magliaso, suo luogo di residenza da più di dieci anni.

Da ottobre a gennaio 2013 é stato ospite nella residenza artistica presso il Salzamt, Centro artistico di Linz in Austria. 
In collaborazione con il reparto di ceramica della Kunstuniversität di Linz ha realizzato la serie di sculture
"Usa e getta all'infinito" che saranno presentate, in combinazione con l'installazione Riding for desire, all'Officinaarte di Magliaso.

L'appuntamento all'Officinaarte può essere visto come un diario di bordo degli ultimi anni di riflessione dell'artista. 
Sfidando le tradizionali nozioni di opera, pubblico e artista, Daniel Kemeny trasforma spesso i suoi lavori in processi,
strutture aperte e in mutamento che si basano su un flusso costante d'informazioni e che coinvolgono
lo spettatore/ascoltatore/partecipante nella stessa misura di una performance. 
Così, la natura aleatoria dell'installazione Riding for desire, pone lo spettatore in una condizione di desiderio e di attesa.
Introducendo l'elemento del tempo, l'artista provoca una defunzionalizzazione dell'oggetto e induce una tensione verso
il compimento di una possibilità.
L'oggetto é in standby, in stato di veglia e non possiamo fare altro che spostare sul piano dell'immaginazione la realizzazione dell'evento.  

Se Riding for desire appartiene all'universo dell'immaginazione, le opere esposte sono espressione di una nuova fase nella produzione artistica dell'artista, quello che potremmo chiamare un "ritorno al reale", che si traduce con un ritorno all'atelier, l'abbandono delle nuove tecnologie per riappropriarsi di tecniche di produzione tradizionali. 
L'indebolimento del concetto di autore - tratto distintivo dell'opera dell'artista - si accompagna questa volta alla produzione
di opere-feticcio, riproducibili e replicabili.
   
L'artista ci fa interrogare sui dispositivi del potere, dalla "dittatura cartografica" - l'esclusione dell'umano dalla mappa / immagine
del mondo - all'uso distorto della tecnologia, come a suggerire che tutto quel che ci pare dato naturale è invece il frutto di una costruzione culturale.
 

Valentina Peri, Parigi, febbraio 2013
comunicato stampa:   formato doc
press release

 
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